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lunedì 18 ottobre 2010

Letto per voi. La piccola Chartreuse

C'è una piccola macchia rossa fuori dal portone della scuola, un fagottino che si intravede appena in un pomeriggio invernale infreddolito dalla pioggia e dalla solitudine. Eva ha dieci anni e non le appartengono le grida gioiose degli altri bambini, quei compagni di scuola che compagni non sono perché lei non li conosce. Non ha avuto tempo, Eva, di fare amicizia con nessuno e forse, non ne ha avuto neppure voglia. Da poco arrivata in quella città senza nome, della quale sappiamo solo trovarsi ai piedi della Chartreuse, la montagna imponente e maestosa che domina la piccola umanità ai suoi piedi, Eva è colma di una solitudine inquieta, sottile, appena attenuata dalla certezza che di lì a poco avrà anche lei una mano in cui infilare la propria, una guancia su cui posare un bacio umido di pioggia. Da quando si sono trasferite in quella città la madre di Eva sembra vivere in un tempo proprio, rallentato, vago, nel quale diventa impossibile, ogni giorno, arrivare in orario dalla figlia che la attende. Eva aspetta.